Cereali da colazione: glifosato in tutti i campioni esaminati

Interessante articolo, da leggere per propria cultura, anche se sarebbe interessante avere i dati dei prodotti che sono in vendita sul mercato italiano!

Nei cereali destinati alla colazione dei bambini è presente, ancora, troppo glifosato. È quanto emerge da un’analisi condotta negli Usa dall’Ewg, Environmental working group, che per la seconda volta ha portato in laboratorio campioni di corn flakes alla ricerca di glifosato. In tutti i casi sono state trovate tracce del pesticida che la Iarc ha classificato come probabile cancerogeno. I test hanno rilevato il glifosato in tutti i 28 campioni di prodotti realizzati con avena coltivata in modo tradizionale.Tutti tranne due dei 28 campioni presentavano livelli di glifosato superiori al benchmark sulla salute di Ewg di 160 parti per miliardo, o ppb. I prodotti testati da Anresco Laboratories a San Francisco includono 10 campioni di diversi tipi di Cheerios della General Mills e 18 campioni di diversi prodotti a marchio Quaker di PepsiCo, tra i quali fiocchi d’avena istantanei, cereali per la colazione e snack bar. Il livello più alto di glifosato riscontrato dal laboratorio era di 2.837 ppb in cereali per la colazione Quaker Oatmeal Squares, quasi 18 volte più alto rispetto al benchmark della salute dei bambini di Ewg. Questi risultati arrivano due mesi dopo che la prima serie di test di Ewg ha trovato il glifosato in tutti tranne due dei 45 campioni di alimenti a base di avena coltivata convenzionalmente e in circa un terzo dei 16 prodotti a base di avena biologica. Circa due terzi dei campioni di alimenti convenzionali presentavano livelli di glifosato superiori al benchmark sulla salute di Ewg. “Quante ciotole di cereali e fiocchi d’avena hanno mangiato dei bambini americani con una dose di diserbante? Questa è una domanda alla quale solo General Mills, PepsiCo e altre aziende del settore alimentare possono rispondere “, ha affermato il presidente dell’Ewg Ken Cook. “Ma se quelle aziende si limitassero a passare all’avena che non viene spruzzata con il glifosato, i genitori non dovrebbero chiedersi se la colazione dei loro figli contenesse una sostanza chimica legata al cancro. Il glifosato e altre sostanze chimiche che causano il cancro semplicemente non appartengono al cibo dei bambini”.

Il glifosato è un diserbante sistemico, l’uso del glifosato in agricoltura è stato approvato per la prima volta negli anni settanta del XX secolo e negli anni a seguire ha ricevuto approvazione in 130 paesi del mondo (dati 2010), tra cui l’Europa. In un rapporto ISPRA relativo agli anni 2011 e 2012 ed elaborato sulla base di dati provenienti dalle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) e delle corrispondenti agenzie provinciali (APPA), il glifosato viene definito come uno degli erbicidi più utilizzati nell’agricoltura italiana. Il successo del glifosato è dovuto alla sua bassa pericolosità, dovuta a vari fattori, tra i quali vi è la bassa tossicità per l’uomo rispetto agli erbicidi in uso all’epoca della sua introduzione: il prodotto ha una penetrazione molto bassa nel suolo, limitata a una profondità di circa 20 centimetri; va incontro a facile degradazione in quanto facilmente attaccato e distrutto dai batteri presenti nel suolo[6] e, di conseguenza, è molto limitata la probabilità che suoi residui riescano a raggiungere le falde acquifere. Questo è confermato dalla sua maggior presenza nelle acque superficiali e nella scarsa frequenza di rinvenimento nei pozzi. Riduce, inoltre, il consumo e la degradazione del suolo, poiché evita di dover sottoporre ad arature profonde i terreni destinati a coltivazione. Nel tempo, sul glifosato, si sono succedute diverse valutazioni di rischio da parte di Agenzie governative; secondo un’inchiesta di Le Monde del 2017 relative ai cosiddetti “Monsanto papers”, Monsanto avrebbe tentato di influenzare tali valutazioni.  Nel marzo 2015, l’organismo internazionale IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato la sostanza e i fitofarmaci che la contengono come “probabile cancerogena per l’uomo” inserendola nella categoria 2A. Studi in laboratorio hanno dimostrato che il glifosato induce nelle cellule danni a livello genetico e stress ossidativo. Escludendo un lieve incremento di linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori esposti, le prove di carcinogenicità sull’uomo e sugli animali sono limitate. Lo IARC include nella categoria di cancerogenicità 2A, costituita da quelle sostanze per le quali risulta una limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo, ma una sufficiente prova di cancerogenicità nei test clinici su animali. A titolo esemplificativo, nella stessa categoria del glifosato sono annoverate sia sostanze come il DDT e gli steroidi anabolizzanti sia le emissioni da frittura in oli ad alta temperatura, le carni rosse, bevande assunte a temperature molto alte, le emissioni per la combustione di legna da ardere e biomasse in camini domestici. La difficile comprensione pubblica delle definizioni di rischio cancerogeno da parte dello IARC viene sfruttata sia da chi è favorevole sia da chi è contrario all’utilizzo della sostanza. A maggio 2016 anche una riunione congiunta di esperti della Organizzazione mondiale della sanità e della FAO sui residui di pesticidi (JMPR) ha concluso che “è improbabile che il glifosato comporti un rischio cancerogeno per gli uomini come conseguenza della esposizione attraverso la dieta”.

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