Statine di sintesi e statine vegetali

Le statine sono un gruppo di molecole appartenenti alla categoria dei cosiddetti ipolipemizzanti, sintetizzate sul modello di un metabolita fungino (mevastatina) la cui attività farmacologica fu scoperta nel 1975. Caratteristica delle statine è la capacità di abbassare i livelli del colesterolo nel sangue. Per questo possono essere utilizzate in cardiologia nel trattamento del cosiddetto “colesterolo alto” (chiamato in medicina ipercolesterolomia). Il loro effetto più significativo è la riduzione del colesterolo LDL (noto anche come colesterolo “cattivo”). Inoltre aiutano a ridurre i livelli di trigliceridi e a far aumentare quelli del colesterolo HDL (conosciuto anche come colesterolo “buono”). La loro azione può rallentare la formazione delle placche aterosclerotiche, ispessimenti della parete delle arterie associati a eventi gravi come l’infarto e l’ictus.

Livelli elevati di colesterolo totale e di colesterolo LDL rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Queste ultime uccidono ogni anno più di 4 milioni di persone nella sola Europa e sono la principale causa di morte in Italia. Le loro principali vittime sono donne (55%), ma prima dei 65 anni causano più decessi fra gli uomini. Chi sopravvive deve convivere con una malattia cronica che può alterare profondamente la qualità della vita. La prevenzione cardiovascolare passa prima di tutto dall’impegno a mantenere il proprio peso nella norma e da uno stile di vita salutare che includa un’alimentazione sana e bilanciata e un’attività fisica regolare e che escluda, invece, il fumo e il consumo eccessivo di alcol. In questo modo ci si protegge non solo dalle malattie cardiovascolari, ma anche da altre patologie croniche e dal rischio di tumore. Per la salute di cuore e arterie, è particolarmente importante che i livelli di colesterolo “cattivo” non aumentino eccessivamente. Da questo punto di vista è di grande aiuto un’alimentazione povera di grassi saturi, ma ricca di quelli monoinsaturi dell’olio d’oliva e dei polinsaturi di pesce e noci. Agire sull’alimentazione è fondamentale anche quando è stata già ricevuta una diagnosi di colesterolo LDL alto. Tuttavia, se le modifiche dei comportamenti alimentari non sono sufficienti a ottenere i risultati attesi può essere necessario abbinare alla dieta una cura a base di farmaci. Fra i più prescritti per far fronte a questo problema spiccano proprio le statine. Molti studi clinici su larga scala hanno dimostrato che questi farmaci riducono significativamente sia l’incidenza delle malattie cardiovascolari sia la mortalità dovuta a queste patologie. Inoltre, la loro assunzione è stata associata a un rallentamento della progressione dell’aterosclerosi delle coronarie (le arterie che irrorano il cuore) o, in alcuni casi, alla sua regressione.

Le statine bloccano l’attività della HMGCoA-reduttasi (idrossimetilglutaril-coenzima A-reduttasi), l’enzima che catalizza la prima reazione chimica del processo che porta alla sintesi di colesterolo da parte delle cellule epatiche. Inibendola, le statine portano a una riduzione della produzione di colesterolo e di LDL. La conseguente ridotta disponibilità di colesterolo “endogeno” (così detto per distinguerlo da quello “esogeno” di origine alimentare) spinge gli epatociti a recuperare colesterolo dal sangue, aumentando la captazione delle LDL circolanti. Ciò avviene perché le statine aumentano il numero dei recettori per le LDL presenti sulle cellule del fegato. Di conseguenza, aumentano sia la captazione sia lo smaltimento del colesterolo LDL e anche le concentrazioni plasmatiche di altre lipoproteine (come quelle ricche di trigliceridi) tendono a diminuire. L’effetto sui livelli di colesterolo LDL dipende dalle dosi assunte e varia a seconda del farmaco utilizzato, ma in genere tutte le statine riescono a ridurli. La risposta al trattamento può però essere diversa da paziente a paziente, e in alcuni casi potrebbe essere necessario passare all’assunzione di una statina più potente rispetto a quella prescritta inizialmente. I risultati delle terapie possono dipendere da fattori genetici che controllano il metabolismo del colesterolo o l’assorbimento e il metabolismo epatico delle statine. Inoltre, in alcuni studi clinici è stata osservata una scarsa aderenza alla terapia, che può compromettere l’efficacia del farmaco.

Le statine sono indicate per ridurre livelli plasmatici di colesterolo superiori ai valori normali, allo scopo di prevenire i danni cardiovascolari e cerebrovascolari causati dall’aterosclerosi in soggetti a rischio (con ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperglicemia o diabete, sovrappeso, abitudine al fumo) oppure in pazienti che abbiano già subito un infarto o un ictus o siano affetti da coronaropatia o arteriopatia periferica.

In genere le statine sono ben tollerate. Gli eventuali effetti collaterali, spesso transitori, possono consistere in sintomi come disturbi gastrointestinali, eruzioni cutanee, cefalea. In una piccola percentuale di casi (0,5-2%) possono provocare un aumento asintomatico dei livelli delle transaminasi epatiche, che di solito regredisce riducendo il dosaggio del farmaco. All’impiego di statine è associato, sia pure con un’incidenza bassa, il rischio di forme di tossicità muscolare: mialgia (1-5% dei casi), miosite (0,1-0,2%) e rabdomiolisi (0,01-0,02%).

I più comuni effetti collaterale delle statine sono il dolore muscolare e la debolezza, una condizione chiamata rabdomiolisi, verosimilmente dovuta alla perdita di Coenzima Q10. La dottoressa Beatrice Golomb di S. Diego, in California, sta attualmente conducendo una serie di studi sugli effetti collaterali delle statine. Le compagnie farmaceutiche insistono nel dire che solo il 2-3% dei pazienti presenta dolori muscolari e crampi, riferendosi ad un solo studio. La Golomb ha invece scoperto che il 98% dei pazienti che assumono Lipitor e un terzo dei pazienti che assume Mevacor soffrono di dolori muscolari (3). Nella sezione di forum.ditonline.com, dedicato al Lipitor, vi sono oltre 800 messaggi che riguardano i numerosi gravi effetti collaterali di questo farmaco. In un altro sito, http://www.rxlist.com, vi sono oltre 2.600 messaggi a riguardo.
Il test rivelatore della rabdomiolisi è un dosaggio molto alto della creatinina chinasi (CK). Ma molti pazienti accusano dolori e affaticamento anche con valori normali.
Il signor Doug Peterson, di Tahoe City, manifestò problemi alla parola, all’equilibrio e profonda stanchezza dopo tre anni di terapia con Lipitor. Per circa due anni e mezzo, non aveva manifestato nessun disturbo. Tutto iniziò con un quadro di insonnia, in cui si manifestavano spasmi e movimenti inconsulti della braccia. Seguì la perdità di equilibrio e l’inizio di quello che egli chiama “la strascicata della statina”, una lenta e barcollante camminata. Successivamente, furono compromessi i movimenti fini. Gli ci volevano cinque minuti per scrivere quattro parole, praticamente illegibili. Anche le funzioni cognitive presto calarono. E’ stato difficile convincere il proprio medico che il Lipitor poteva essere la causa, ma dopo averlo interrotto il cordinamento motorio e la memoria migliorarono.
Il signor John Altrocchi assunse Mevacor per tre anni senza effetti collaterali, poi sviluppò un dolore al polpaccio così forte da impedirgli di camminare. Inoltre, accusò anche degli episodi di perdita temporanea di memoria.
In alcuni casi, tuttavia, i dolori muscolari possono comparire anche all’inizio della terapia. Il signor Ed Ontiveros iniziò ad avere problemi muscolari entro 30 giorni dall’assunzione di Lipitor. Cadde nel bagno e fece poi molta fatica a rialzarsi. La stanchezza scomparve quando smise di assumere il farmaco.
In un altro caso, citato dalla rivista medica Heart, in un paziente comparve la rabdomiolisi dopo una singola dose di statina. Il dolore al calcagno dovuto a fascite plantare è un altro frequente disturbo tra le persone che assumono questi farmaci. Una donna accusò un dolore ai piedi subito dopo l’assunzione di una statina. Ne parlò con il proprio prete, pregandolo di pregare per lei. Ma il prete le chiese se stesse assumendo il Lipitor. La donna rispose in modo affermativo e allora il prete le disse che era capitata la stessa cosa anche a lui, assumendo il farmaco.
Persone attive sono più soggette a sviluppare problemi legati all’assunzione delle statine, rispetto alle persone sedentarie. In uno studio condotto in Austria, solo 6 dei 22 atleti con ipercolesterolemia familiare furono ingrado di seguire il trattamento con le statine. Gli altri dovettero smettere a causa dei dolori muscolari.
Tra altro, vi sono altre altri farmaci che abbassano il colesterolo oltre alle statine che causano dolori articolari e debolezza muscolare. Nel “Southern Medical Journal” viene riportato un caso di un uomo che accusava dolori muscolari, durante l’assunzione di “riso cinese rosso” , una preparazione fitoterapica che abbassa il colesterolo.
Le persone che soffrono di neuropatia, fibromialgia, problemi di coordinamento motorio e stanchezza dovrebbero indagare anche se il loro colesterolo è troppo basso e se hanno una carenza di Coenzima Q10, tra le possibili cause.
Polineuropatia, anche conosciuta come neuropatia periferica, è caratterizzata da debolezza, formicolio e dolori alle mani e ai piedi e da difficoltà a camminare. I ricercatori hanno studiato 500.000 cittadini danesi, circa il 9% della popolazione di quel Paese, e hanno scoperto che le persone che assumevano le statine più facilmente sviluppavano una polineuropatia. L’assunzione di statine per un anno portava aumentava il rischio di danno nervoso del 15%, circa un caso ogni 2.200 pazienti. In coloro che assumevano le statine per 2 o più anni, il rischio saliva al 25%.
Secondo le ricerche della dottoressa Golomb, i disturbi al sistema nervoso sono effetti collaterali comuni durante l’uso delle statine. Pazienti che fanno uso di statine per due o più anni hanno da 4 a 14 volte più probabilità di sviluppare la polineuropatia idiopatica rispetto a chi non ne fa uso. La dottoressa afferma che in molti casi i pazienti si sono lamentati con il proprio medico di questi disturbi neurologici, ricevendo rassicurazioni che i disturbi non erano legati all’assunzione del farmaco. Il danno neurologico è spesso irreversibile. Nelle persone che assumono dosaggi alti per lunghi periodi i danni ai nervi possono essere irreversibili e rimanere anche dopo la sospensione dei farmaci.
Negli Stati Uniti siamo nel bel mezzo di una epidemia di casi di insufficienza cardiaca. Mentre l’incidenza degli infarti si è leggermente ridotta, un aumento dei casi di insufficienza cardiaca ne ha annullato i benefici. Le morti per insufficienza cardiaca sono quasi raddoppiate dal 1989 al 1997. Le statine sono state approvate nel 1987. L’interferenza con la produzione del Coenzima Q10 da parte delle statine è la spiegazione più verosimile. Il cuore è un muscolo è non può lavorare se si impoverisce di questo enzima. Il cardiologo Peter Langsjoen ha studiato 20 pazienti con funzionalità cardiaca completamente normale. Dopo sei mesi di assunzione di 20 mg di Lipitor al giorno, due terzi dei pazienti presentavano anormalità nella fase di riempimento del cuore. Secondo Langsjoen, questo malfunzionamento è causato dalla carenza di Q10. Senza questo enzima i mitocondri sono impediti nel produrre energia e le conseguenze sono la stanchezza e i dolori muscolari. Il cuore è molto sensibile ai disturbi del rifornimento energetico. La carenza di Coenzima Q10 diventerà progressivamente un problema, man mano che le compagnie farmaceutiche incoraggeranno i medici ad abbassare sempre di più i livelli di colesterolo dei propri pazienti. Quindici studi condotti su sei specie diverse di animali hanno dimostrato che le statine provocano deplezione del Co-Q10, causando la riduzione nella sintesi dell’ATP, danni al cuore, ai muscoli e una maggiore mortalità. Dei nove studi che hanno indagato l’effetto delle statine sulla deplezione di Co-Q10 sull’uomo, otto hanno dimostrato una riduzione del Q10 che ha portato ad una minore efficienza funzionale del ventricolo di sinistra e altri squilibri biochimici . Tuttavia, nella pratica, tutti i pazienti con insufficienza cardiaca vengono trattati con le statine, anche se i loro livelli di colesterolo sono normali. Molto interessante è un recente studio che mostra che pazienti con insufficienza cardiaca cronica traggono beneficio da alti livelli di colesterolo, piuttosto che da bassi livelli. Ricercatori di Hull, in Inghilterra, hanno seguito 114 pazienti con insufficienza cardiaca per almeno 12 mesi. La sopravvivenza fu del 78% al 12° mese e il 56% al 36°. Gli studiosi scoprirono che per ogni punto di riduzione del colesterolo del sangue, c’era un aumento del 36% del rischio di morte entro 3 anni.
Le vertigini sono comunemente associate all’uso delle statine, probabilmente per via della riduzione della pressione sanguigna che queste causano. Una donna ha accusato le vertigini dopo un’ora dall’assunzione del Pravacol. Quando interruppe l’assunzione, le vertigini scomparvero. L’effetto ipotensivo è stato segnalato per diverse statine in diversi studi. Secondo la Golumb, che afferma che le vertigini sono un effetto comune delle statine, le persone anziane possono risentire di più di questi abbassamenti pressor.
Nel numero di novembre del 2003 di Smart Money  si legge del caso del signor Mike Hope, ex proprietario di una ditta ben avviata di forniture oftalmologiche: “C’è un imbarazzante silenzio quando si chiede a Mike la sua età. Poi farfuglia o scherza sul fatto che non riesce più a contare oltre il 21. Semplicemente non ricorda. Passano dieci secondi. Poi venti. Alla fine arriva una risposta: ‘ho 56 anni’ dice. Ma non è sicuro. ‘Compio 56 anni quest’anno’ Più tardi chiedendogli del libro che sta leggendo, inciampa in un altro ostacolo. Non ricorda il titolo, l’autore né l’argomento”. L’uso delle statine dal 1998 gli ha causato problemi alla memoria e alla parola. Fu costretto a chiudere la sua attività e andare in pensione 10 anni in anticipo. Le cose migliorarono quando smise di assumere Lipitor nel 2002, ma è lontano da essersi ripreso completamente. Non riesce ancora a sostenere una conversazione. Lipitor lo ha trasformato in un uomo vecchio nel pieno della sua vita.
Casi come quello di Mike ve ne sono diversi anche nella letterature medica. Per esempio, un articolo comparso nella rivista Pharmacotherapy, del dicembre 2003, riporta di due casi di disturbi cognitivi associati all’assunzione di Lipitor e Zocor. Entrambi i pazienti hanno avuto un progressivo declino cognitivo che si risolse completamente entro un mese dalla sospensione dei farmaci. Uno studio condotto all’Università di Pittsburgh ha mostrato che pazienti in trattamento con le statine per sei mesi erano sensibilmente meno capaci di risolvere dei test di abilitità psicomotoria rispetto a persone che non assumevano i farmaci.
La dottoressa Golomb ha scoperto che il 15% dei pazienti che assume le statine sviluppa effetti collaterali di tipo cognitivo. Il più straziante è l’amnesia globale transitoria — una completa perdita della memoria per un breve o lungo periodo — descritta dall’ex astronauta Duane Graveline nel suo libro “Lipitor: Ladro di Memoria”. Le persone colpite riferiscono di episodi sconcertanti di completa perdita di memoria — arrivare in un negozio e non ricordarsi perché si è lì, dimenticandosi il proprio nome e quello dei familiari, incapaci di trovare la strada per casa una volta in macchina. Questi episodi capitano improvvisamente e scompaiono altrettanto improvvisamente. Graveline sottolinea che siamo tutti a rischio quando qualcuno assume le statine — vorreste essere su un aereo quando un pilota manifesta una di queste amnesie?
Mentre le industrie farmaceutiche negano che le statine possano causare amnesia, la perdita di memoria si è manifestata in diversi studi. In uno di questi che ha coinvolto 2502 soggetti, l’amnesia si è manifestata in 7 che assumevano Lipitor. L’amnesia si è anche manifestata in 2 dei 742 soggetti in uno studio comparativo con altre statine. Inoltre, sintomi di “pensiero anormale” furono riportati in 4 dei 2502 soggetti del precedente studio. Il totale degli effetti secondari registrati fu pertanto lo 0,5%, una cifra che verosimilmente sottostima la reale portata del problema, considerato che la perdita di memoria non è stata oggetto di attenzione in questi studi.

Le monacoline sono un gruppo di molecole prodotte dalla fermentazione del riso rosso ad opera del lievito Monascus purpureus. Tali molecole, di cui la più importante è la monacolina K, hanno una struttura molecolare simile alla lovostatina, la precorritrice di un’intera classe di farmaci, le statine, considerata il trattamento elettivo delle dislipidemie e del controllo del colosterolo. Questa similarità molecolare corrisponde ad una similitudine funzionale: la monacolina è impiegata in fitoterapia nel controllo dei livelli di colesterolo nel sangue e della prevenzione delle dislipidemie e delle lesioni aterosclerotiche. La monacolina è stata scoperta nel 1979 dal professor Aika Endo dell’Università di Tokio. Endo studiava la fermentazione del lievito Monascus purpureus e scoprì che un metabolita prodotto nel processo fermentativo aveva spiccate capacità inibitorie dell’enzima HMG-CoA-reduttasi (3-idrossi-3-metil-glutaril-CoenzimaA-reduttasi), uno degli enzimi chiave coinvolti nella sintesi epatica del colesterolo. Tale metabolita era la monacolina K. La fermentazione del Monascus purpureus è conosciuta nell’alimentazione e nella fitoterapia cinese da secoli. In ambito alimentare, il lievito è aggiunto al riso (Oryza sativa) per consentirne la fermentazione ed il prodotto ottenuto è impiegato per la preparazione di diversi piatti. La tradizionale medicina cinese, invece, utilizza il riso rosso fermentato per migliorare la circolazione del sangue, in caso di indigestioni e nelle dissenterie.

Numerosi studi clinici condotti sul riso rosso fermentato hanno evidenziato la significativa riduzione della colesterolemia, in particolare del colesterolo LDL, con aumenti invece di quello HDL. L’efficacia di questi estratti sono, quindi, fuor di dubbio; tanto che a differenza di altri principi attivi, le aziende possono riportare sulle etichette dei loro prodotti a base di riso rosso fermentato riferimenti agli effetti favorenti il mantenimento dei livelli normali di colesterolo nel sangue, sempre con integrazione di una dieta variata e rivolta al medesimo fine; ovviamente, nelle stesse etichette non possono essere indicati riferimenti a forme patologiche per le quali è prevista la prescrizione medica. Questa indicazione in etichetta può essere riportata, secondo quanto previsto dalla normativa europea, solo per apporti giornalieri di 10 mg di monacolina. I dosaggi presenti in commercio variano da un minimo di 5mg ad un massimo di 80mg, mentre gli integratori alimentari non possono superare i 3mg.

Il riso rosso fermentato ha profili di rischio simili alle statine, in particolare può provocare lesioni epatiche e muscolari. E’ quanto emerge da uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) – pubblicato da British Journal of Clinical Pharmacology – che auspica un continuo monitoraggio sulla sicurezza di prodotti “naturali”. Il riso rosso fermentato contiene monacolina K, una molecola con una struttura chimica identica alla lovastatina, ovvero una statina per il trattamento della ipercolesterolemia. Per tale motivo, nonostante siano stati pubblicati pochi studi che ne hanno valutato il profilo di sicurezza, viene spesso usato da persone con colesterolo alto intolleranti alle statine.
Il nuovo studio – condotto da Gabriella Mazzanti, Paola Angela Moro, Emanuel Raschi, Roberto Da Cas e Francesca Menniti Ippolito – ha approfondito il profilo di rischio del riso fermentato attraverso le segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse pervenute al sistema di fitosorveglianza coordinato dall’Iss. Da aprile 2002 a settembre 2015 su un totale di 1261 segnalazioni, 55 hanno riguardato integratori a base di riso. Le reazioni riportate consistevano in mialgia, reazioni gastrointestinali, danni al fegato, reazioni cutanee, altri tipi di reazioni. L’età media era di 64 anni, il 70% erano donne; in 13 casi la reazione ha richiesto il ricovero. Ciò che emerge è dunque che il profilo di rischio del riso rosso fermentato è simile a quello delle statine. È auspicabile – concludono i ricercatori – che si continui a monitorare la sicurezza degli integratori alimentari e, più in generale, dei prodotti definiti come “naturali”, al fine di definire il loro profilo di rischio, così da aumentare le conoscenze degli operatori sanitari e dei consumatori.
L’allarme dell’Ics è solo l’ultimo in ordine di tempo. Prima è stata l’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (Anses) che nel 2013, dopo avere ricevuto 25 segnalazioni di effetti collaterali indesiderati a carico dei muscoli e del fegato, ha lanciato un appello a non assumere gli integratori a base di riso rosso fermentato. L’invito era rivolto alle donne in gravidanza e in allattamento, alle persone con più di 70 anni, ai grandi consumatori di pompelmo e altri gruppi. Ad agosto, invece, Consumer Reports, l’associazione dei consumatori statunitensi, ha identificato 15 ingredienti di integratori potenzialmente pericolosi. Tra questi c’è anche il riso rosso fermentato accusato di danni renali e problemi muscolari, al fegato, perdita di capelli.

In conclusione:

  1. Elevati livelli plasmatici di colesterolo totale e di colesterolo LDL rappresentano uno dei maggiori fattori di rischio CV. 
  2. le statine al momento sono il farmaco d’elezione per la riduzione dei livelli di colesterolo LDL
  3. le statine di sintesi e le statine vegetali hanno stesso meccanismo d’azione
  4. le statine portano in carenza il coenzima Q10
  5. il coenzima Q10 è fondamentale per la funzionalità della cellula muscolare
  6. il cuore è l’unico muscolo che lavora 24 ore su 24
  7.  supplementando il coenzima Q10 gli effetti collaterali a carico del muscolo si riducono

Tratto da:

https://www.dna-milano.it/i-pericoli-delle-statine-quello-che-non-vi-e-stato-detto-sui-farmaci-che-abbassano-il-colesterolo/

https://www.saperesalute.it/statine

https://ilsalvagente.it/2017/02/07/attenzione-al-riso-rosso-riduce-il-colesterolo-ma-ha-reazioni-avverse/

http://www.cure-naturali.it/monacolina/3792

 

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