Quando i batteri iniziano a colonizzarci?

Gli studi che cercano di capire come i microbi contribuiscono a plasmare la salute umana e lo sviluppo sono diventati estremamente popolari nel corso degli ultimi decenni, ma alcuni ricercatori sono interessati a una questione cruciale: non è stato ancora stabilito quando i batteri iniziano a colonizzare il corpo. Subito dopo il concepimento, un embrione umano comincia ad assemblare un organo cruciale per la sua sopravvivenza. La placenta è sia una linea di comunicazione che un guardiano: trasporta ossigeno, nutrienti e molecole immunitarie dal sangue della madre al feto in via di sviluppo, ma serve anche da barriera contro le infezioni. Per più di un secolo, i medici hanno ipotizzato che questa struttura  fosse sterile, come il feto e l’utero stesso. I medici hanno ipotizzato che il primo contatto con i batteri colonizzatori si verifichi  nel canale di nascita. Nel corso di uno studio iniziato nel 2011, esaminando campioni di quasi 200 placente, i ricercatori hanno trovato batteri in quasi un terzo di essi: “Erano dentro le cellule”. I microbi osservati  non sembravano patogeni, non si vedevano cellule immunitarie nelle loro vicinanze, né segni di infiammazione: “Questo è stato il nostro primo indizio che poteva trattarsi di un microbioma normale”. Questo ha portato alcuni ricercatori a sostenere che il microbioma potrebbe essere “seminato” prima della nascita. Gli scienziati al centro di queste scoperte sostengono che il dogma di un utero sterile è in via di abbandono. Forse gli esseri umani, al pari di specie come le vongole, le mosche tze-tze e le tartarughe, possono ereditare i microbi della madre prima ancora di nascere. Se questo è vero e i batteri sono una parte normale – forse anche cruciale – della gravidanza, potrebbero avere un ruolo importante nel plasmare il sistema immunitario in via di sviluppo. Gli scienziati potrebbero trovare il modo di variare la composizione microbica nel grembo materno e arrivare a evitare allergie, asma e altre malattie. Potrebbero anche riuscire a scoprire i profili microbici associati alla nascita pretermine o ad altre complicanze della gravidanza, aiutando così a chiarire il motivo per cui si verificano. Non tutte le placente contenevano DNA batterico rilevabile, ma molte sì. Per ottenere un quadro più approfondito delle potenzialità di questi microbi, i ricercatori hanno eseguito il sequenziamento dell’intero genoma su un sottoinsieme dei campioni. Nella maggior parte di essi hanno trovato comunità dominate da Escherichia coli e alcuni altri gruppi. E quando hanno confrontato il DNA batterico da placenta con quello dei batteri che si trovano tipicamente in altre aree del corpo, hanno trovato a corrispondenza migliore con quelli della bocca. Come i batteri orali possano aver trovato la strada verso la placenta non è chiaro, ma una possibilità è che abbiano viaggiato attraverso il flusso sanguigno. Anche spazzolare denti può consentire ai batteri di accedere al sangue. I ricercatori hanno trovato anche batteri nel liquido amniotico, una scoperta che li ha indotti a chiedersi se il feto possa occasionalmente ingerire microbi quando ingerisce parte di quel liquido. E alcuni ricercatori hanno identificato DNA batterico nel meconio, una scoperta che suggerisce che lo stesso intestino del feto può ospitare batteri prima della nascita. Parte del DNA proviene dagli stessi generi batterici presenti nel fluido amniotico. E i risultati hanno mostrato che i microbi nelle feci dei neonati pre-termine erano diversi da quelli dei bambini nati a termine. Alcuni ricercatori, però, rimangono profondamente scettici. Le tracce di microbi placentari, sostengono, sono “kitoma”, contaminanti che provengono dai kit di estrazione del DNA usati nelle ricerche. Quando i microbi sono pochi, un segnale vero e proprio è molto più difficile da rilevare. Anche se la ricerca non riuscisse a rilevare un microbioma nel grembo materno, ciò non escluderebbe la possibilità che il feto incontri microbi proprio lì. Il dato più convincente dell’assenza di un microbioma fetale è l’esistenza di topi di laboratorio che sono privi di batteri. Per creare questi roditori privi di germi, i cuccioli sono asportati chirurgicamente da madri con microbiomi normali e poi allevati in condizioni sterili. Se in uno di questo cuccioli fosse presente un solo batterio, avrebbe rapidamente colonizzato l’organismo e il protocollo sarebbe fallito. Ma alcuni microbiologi sostengono che  “Ci sono domande molto interessanti da affrontare.” Gli esseri umani iniziano a sviluppare un repertorio di cellule immunitarie mentre sono ancora nel grembo materno, il che suggerisce una sorta di esposizione microbica. Ma ci si chiede da dove provengano questi microbi e come avvenga l’esposizione.

Le questioni aperte sono ancora molte: il microbioma materno influenza quello del feto? Si può intervenire sul microbiota materno per indurre cambiamenti nello stato di salute del feto? Può il microbiota amterno determinare il momento della nascita? Il  MULTI-‘OMIC MICROBIOME STUDY-PREGNANCY INITIATIVE è uno studio ancora in atto che tenta di definire come differenti specie microbiche possono portare ad una gravidanza in salute o causare complicanze. Comprendere quali microbi sono presenti darà informazioni per garantire ad ogni neonato una partenza in salute!

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